Responsible Future

Una conversazione con Mariangela Zappia

Mariangela Zappia e Rosa Sangiorgio

Una conversazione con Mariangela Zappia

Una conversazione tra Rosa Sangiorgio, Head of ESG di Pictet Wealth Management e Mariangela Zappia, Rappresentante Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite a New York e Ambasciatrice nominata d’Italia presso gli Stati Uniti

 

Le sfide ambientali che oggi dobbiamo affrontare richiedono un autentico cambiamento di paradigma e una profonda rivalutazione del concetto di crescita. In tutto il mondo, l’attenzione si sta spostando dal profitto come unica e assoluta metrica del successo al valore sistemico - in cui l’economia, la società e il pianeta vengono tutti messi sullo stesso piano.

La pandemia come catalizzatore

RS: Dal suo punto di osservazione privilegiato presso le Nazioni Unite, in che modo la pandemia di Covid-19 ha influito sull’evoluzione del nostro motore economico? Pensa che questi cambiamenti siano temporanei o dobbiamo attenderci una nuova normalità per il futuro?

MZ: L’attuale contesto è complesso e in costante mutamento. Ciò che pensavamo essere il futuro quando parlavamo della sostenibilità prima della pandemia, ora è divenuto il presente. Il futuro si è calato drammaticamente nel presente per effetto di sfide globali senza precedenti di cui siamo divenuti più consapevoli con la crisi sanitaria.

Alle Nazioni Unite, la nostra attenzione su queste problematiche ci ha portati nel 2015 a lanciare l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Questi obiettivi hanno fatto comprendere le interrelazioni dello sviluppo: non vi può essere sviluppo economico senza sviluppo sociale o senza sostenibilità. L’equazione del nostro presente è che lo sviluppo sostenibile può determinare il futuro della società.

In primo luogo, vi è stata una eccezionale accelerazione del cambiamento di paradigma attualmente in corso, in parte perché la pandemia ha evidenziato i punti di vulnerabilità del nostro sistema. Le nostre vite sono cambiate molto rapidamente e in modo strutturale.

Secondo, oggi la transizione è divenuta un’altra parola chiave. Per la prima volta, il Governo italiano non ha genericamente un Ministro per l’Ambiente, ma un Ministro per la Transizione Ecologica e  un Ministro per la Transizione Digitale.

Il terzo termine che caratterizza il nostro presente è resilienza. Per definire la traiettoria di un paese e la sua prosperità in termini reali, il prodotto interno lordo (PIL) è un indicatore insufficiente. Non possiamo più sottovalutare fattori come l’impatto ambientale, il capitale naturale, l’accesso a Internet, l’alfabetizzazione informatica, la parità di genere, il capitale umano e creativo e persino la felicità, così come l’efficienza giudiziaria, la resilienza dei sistemi sanitari e i diritti dei lavoratori. Tutti questi fattori non vengono considerati dal PIL, che pertanto si rivela come una metrica intrinsecamente inefficiente per misurare il benessere di un paese.

In questo senso, il Governo italiano è stato un pioniere nell’adozione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite nelle sue leggi di bilancio. Dal 2016, questi princìpi fanno parte del processo di pianificazione economica. Essi sono allegati ai documenti economici e finanziari e guideranno le politiche di ripresa dalla pandemia.

Per realizzare gli OSS è necessario coprire il gap di finanziamento, che già prima dell’emergenza sanitaria ammontava a 2-3 trilioni di dollari USA all’anno.

Il nuovo ecosistema del cambiamento: la simbiosi tra pubblico e privato

RS: Questi rapidi cambiamenti strutturali e la necessità di guardare oltre il PIL stanno modificando l’ecosistema delle istituzioni e dei governi, e le loro relazioni con il settore privato. È possibile che il settore pubblico e quello privato si spronino a vicenda per raccogliere le risorse finanziarie che servono per conseguire questi obiettivi?

MZ: Non si tratta solo di una possibilità, ma di una necessità e di un qualcosa di ineludibile. Questo concetto multi stakeholder rappresenta un nuovo modo di affrontare i temi globali che riguardano ognuno di noi, dando voce a tutte le componenti della società. La stessa cosa avviene a livello nazionale: le sei missioni principali del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) dell’Italia, che prevede una spesa senza precedenti per un totale di EUR 220 miliardi, deve coinvolgere tutte le parti in gioco. Il Governo ha un ruolo cruciale di orientamento e di guida, ma non vi può essere transizione senza un partenariato oltre che tra il Governo e il settore privato anche tra le generazioni.

RS:Molti usano la metafora «essere sulla stessa barca», ma io preferisco l’espressione «siamo tutti nella stessa tempesta», poiché le nostre barche sono tutte diverse. Le Nazioni Unite hanno apportato un grande contribuito all’inclusione della sostenibilità nel settore degli investimenti. Ci può parlare delle problematiche sulle quali le Nazioni Unite stanno lavorando? Quali sono ora in testa nella classifica delle priorità?

MZ: L’Agenda per lo sviluppo sostenibile è essenzialmente una visione di una società sostenibile costituita da una serie di 17 obiettivi tra loro collegati. La pandemia ha accentuato la consapevolezza che tutto è connesso, che vi è una tensione insostenibile tra gli umani e l’ambiente che ci circonda e che le ingiustizie esistenti devono essere ridotte.

Riconoscendo il potere che il settore privato può avere per questo cambiamento, il Segretario Generale Guterres ha creato un’alleanza globale di investitori sostenibili composta da 30 entità economico-finanziarie globali che stanno indicando la strada con il loro buon esempio. Vi è anche il Patto mondiale delle Nazioni Unite (il Global Compact), la più grande iniziativa mondiale nata per incoraggiare le imprese di tutto il mondo ad adottare politiche sostenibili, la cui azione è allineata ai principi delle Nazioni Unite. Il settore privato è pertanto un attore imprescindibile per la realizzazione dell’Agenda.

La sostenibilità ha una importanza fondamentale per le nuove generazioni di investitori

RS: Mi piace utilizzare due suoi termini: allineamento e trasparenza, che sono particolarmente pertinenti in relazione alla nuova generazione di investitori. I Millennials guardano all’investimento con un misto di sfiducia e di desiderio di cambiare il futuro, e noi ora abbiamo i mezzi per cambiare la società tramite i loro investimenti sostenibili. Qual è il suo pensiero su questa generazione di investitori?

MZ: Allineamento e trasparenza sono due qualità che i giovani chiedono a piena voce. Allineamento significa avere un programma, idee e prospettive chiare. Trasparenza invece vuol dire non nascondere nulla, comunicare questa visione inclusiva. Il cambiamento di paradigma oltre che i Millennials riguarda i nati tra il 1997 e il 2012, la Generazione Z, i cui membri più «anziani», poco più che ventenni, sono divenuti investitori durante la pandemia o inizieranno presto a investire. Essi sono desiderosi di partecipare a condizione che si investa responsabilmente, non credono ciecamente ma pretendono che vi sia una autentica transizione nelle pratiche societarie. Essi sono in grado di distinguere i meri esercizi di marketing dalla reale azione delle imprese per cambiare la società. Il concetto di «investimento basato sul valore» è pertanto molto caro ai più giovani.

Allineamento globale e ruolo dell’Italia

RS: Abbiamo parlato di una agenda internazionale per la transizione sostenibile, a che punto è l’Italia? Siamo allineati con questi cambiamenti?

MZ: Il recente aumento della consapevolezza ha portato a piani di ripresa fortemente orientati nel senso della realizzazione degli OSS. I piani nazionali possono differire sotto alcuni aspetti, ma hanno tutti una matrice comune. Guardando alle sei missioni del programma dell’Italia, è chiaro che la politica interna e quella estera sono sempre più unite, ancora più che in passato. Vedo un allineamento globale su cosa deve essere fatto e il riconoscimento che non abbiamo tempo da perdere. Il 2030 è ormai vicino, vi è stata una convergenza tra presente e futuro.

RS: L’Italia sarà in grado di gestire i fondi che riceverà e di fare le cose giuste?

MZ: L’attuale visione del Governo è di partire con alcune riforme importanti che sono attese da molto tempo, come la giustizia e la pubblica amministrazione. Penso che l’Italia riuscirà nel suo intento, poiché vi è una grande consapevolezza di quanto unica sia questa opportunità: non vi è mai stato tanto denaro disponibile (USD 16 trilioni a livello globale, con ulteriori recovery funds che continuano ad essere approvati in questi mesi da molti paesi e organizzazioni). La volontà c’è, e il primo Ministro ha formato un Governo con una visione che sta lavorando nella stessa direzione. Dobbiamo essere capaci di realizzare i programmi che ci vengono richiesti per ricevere i fondi. Gli investitori americani sono molto interessati all’Italia poiché vedono un programma comprensibile e straordinario per un ritorno in scena dell’Italia, combinato con la volontà di attuare riforme che rispondano ai criteri di allineamento e trasparenza di cui abbiamo parlato.

Le donne sul posto di lavoro - non solo una questione di diritti, ma anche una molla per la crescita

RS: L’argomento delle pari opportunità si abbina perfettamente a quello della responsabilità. Come possiamo mandare un messaggio chiaro che anche in questo caso non si tratta di «fare una cosa buona» ma piuttosto di una opportunità di lavorare meglio e di creare valore?

MZ: Le prime «vittime» delle chiusure delle economie sono state le donne. La parità di genere è essenzialmente un problema di parità di diritti. È una questione che riguarda sia i diritti umani che lo sviluppo economico. Il FMI ha dimostrato che se i paesi con poche donne nella forza lavoro dovessero eliminare la disparità di genere, il loro PIL aumenterebbe mediamente del 35%, un balzo enorme. Il gap di genere nella partecipazione alla forza lavoro è ancora al 31%, anche qui una percentuale molto elevata. È ormai chiaro che per realizzare l’intero potenziale di crescita economica è necessario dare potere alle donne. Qualche altro dato a conferma di ciò che è già risaputo: ad esempio, la sola aggiunta di una donna nel team manageriale di una banca o nel consiglio di amministrazione di una società è associata ad un aumento dell’8%-13% del tasso di rendimento del totale dell’attivo (ROA). Come è emerso da uno studio della Banca mondiale, solo l’11% dei senior partner dei fondi di private equity sono donne, ma nei fondi dove le donne rappresentano almeno il 30% dei team d’investimento le performance migliorano del 10%-20%. Non si tratta pertanto solo una questione di etica, è buon senso economico. 

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